CRIPPA Roberto
Roberto Crippa (1921–1972) è tra gli interpreti più energici dello Spazialismo italiano. Dalle prime composizioni di ascendenza postcubista alle celebri Spirali, fino ai collage materici e agli assemblaggi, la sua opera segue un percorso segnato dal desiderio di liberare la pittura dai limiti della superficie tradizionale. Il movimento del segno, l'attrazione per lo spazio cosmico e la presenza concreta dei materiali costituiscono aspetti diversi di una ricerca intensa, conclusa prematuramente da un incidente aereo.
La formazione e l'incontro con lo Spazialismo
Crippa studia all'Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove ha fra i suoi insegnanti Aldo Carpi, Achille Funi e Carlo Carrà. La formazione accademica gli offre una solida conoscenza del disegno e della composizione, ma già negli anni Quaranta si interessa ai linguaggi moderni, avvicinandosi inizialmente al Postcubismo. Nel 1948 partecipa alla Biennale di Venezia, entrando in un circuito espositivo che favorisce il confronto con le ricerche più avanzate del dopoguerra.
Alla fine del decennio incontra Lucio Fontana e gli artisti dello Spazialismo, movimento che propone di ripensare l'opera in relazione allo spazio, alla luce, al movimento e ai nuovi materiali. Crippa partecipa attivamente a questa esperienza, sottoscrivendo nel 1950 Proposta di un regolamento del movimento spaziale e nel 1951 il Manifesto dell'arte spaziale. L'adesione non rappresenta una semplice scelta di appartenenza: coincide con la definizione di un linguaggio pittorico nel quale il segno diventa energia in movimento.
Le Spirali e il movimento del segno
Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta nascono le Spirali, il ciclo più riconoscibile della sua produzione. Linee circolari e traiettorie avvolgenti attraversano la superficie, suggerendo espansioni, contrazioni e moti continui. Il segno non delimita più un oggetto riconoscibile, ma costruisce uno spazio dinamico che sembra proseguire oltre i margini del dipinto.
Queste opere presentano affinità con la gestualità dell'Action Painting americana, pur conservando un'organizzazione formale personale. La spirale può richiamare orbite e traiettorie cosmiche, ma non descrive necessariamente un fenomeno reale: traduce in forma visiva un'idea di energia e di movimento. Durante gli anni Cinquanta Crippa visita New York ed entra in rapporto con il gallerista Alexander Iolas, che contribuisce alla diffusione della sua opera negli Stati Uniti. Il confronto internazionale accompagna così l'evoluzione della sua ricerca.
Dalla pittura ai collage materici
Nella seconda metà degli anni Cinquanta l'interesse di Crippa si sposta progressivamente verso la materia. La superficie non è più organizzata soltanto attraverso il colore e il gesto, ma accoglie sughero, cartone, legno, corteccia e frammenti di materiali industriali. Nei collage e negli assemblaggi questi elementi conservano la propria consistenza, producendo rilievi, irregolarità e ombre che trasformano il quadro in una presenza quasi scultorea.
Particolarmente caratteristici sono i lavori con il sughero, materiale che introduce una trama naturale e una forte qualità tattile. Nei cicli dei Totem e degli Uccelli emergono invece suggestioni arcaiche, simboliche e organiche, talvolta vicine a sensibilità neosurrealiste. Il rapporto fra forma e materia rimane aperto: l'immagine può nascere direttamente dalla disposizione dei frammenti, senza essere completamente progettata attraverso il disegno preliminare.
Scultura, grafica e nuove immagini dello spazio
Crippa estende la propria ricerca anche alla scultura, utilizzando ferro, bronzo e altri materiali per affrontare tridimensionalmente i rapporti fra pieno e vuoto. Parallelamente realizza litografie, serigrafie e opere grafiche, nelle quali il segno dinamico delle Spirali trova nuove possibilità espressive. Nella valutazione delle stampe occorre distinguere le opere grafiche originali dalle riproduzioni o dalle edizioni successive, controllando le caratteristiche del singolo esemplare.
Nell'ultima fase della sua attività tornano inoltre immagini legate allo spazio cosmico, con richiami a meteoriti, orbite e corpi celesti. Il linguaggio può diventare più sintetico, ma conserva un legame riconoscibile con l'impulso spazialista degli esordi. La continua alternanza fra gesto, materia e struttura non costituisce una successione di ricerche scollegate: testimonia piuttosto il tentativo di dare forme diverse alla stessa idea di spazio.
Le esposizioni e gli ultimi anni
Nel 1952 Crippa presenta una sala personale alla Biennale di Venezia e continua negli anni successivi a esporre in Italia e all'estero. Nel 1971 Palazzo Reale a Milano gli dedica una retrospettiva, riconoscendo l'importanza di un percorso ormai ampio e articolato. Appassionato pilota, Crippa muore il 19 marzo 1972 in un incidente aereo a Bresso, vicino a Milano. Il suo interesse personale per il volo appare in singolare consonanza con una pittura da sempre attratta dal movimento e dalla conquista dello spazio, senza che questo parallelismo esaurisca la complessità della sua opera.
Crippa ha contribuito in modo decisivo a rendere lo Spazialismo un terreno di sperimentazione plurale, nel quale il gesto pittorico e la consistenza dei materiali possono convivere. Le sue Spirali e i suoi assemblaggi continuano a raccontare due aspetti complementari della stessa ricerca: l'energia del segno e la presenza fisica dell'opera.
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