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LAM Wifredo

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Nelle immagini di Wifredo Lam (Sagua la Grande, Cuba, 1902 – Parigi, 1982) i corpi possono avere tratti animali, le piante assumere l'aspetto di presenze umane e le figure trasformarsi in creature difficili da classificare. Questo universo non nasce dal semplice gusto per il fantastico: prende forma dall'incontro tra le avanguardie europee, la storia di Cuba e le tradizioni culturali afro-cubane. Lam ha elaborato un linguaggio profondamente personale, capace di interrogare il colonialismo, l'identità e la memoria senza trasformare la pittura in una illustrazione letterale di idee o rituali.

Dall'Europa al ritorno a Cuba

Dopo i primi studi all'Avana, Lam si trasferisce in Spagna nel 1923 e approfondisce la formazione artistica in un continente attraversato da grandi trasformazioni politiche e culturali. Durante la guerra civile spagnola sostiene la causa repubblicana; in seguito raggiunge Parigi, dove incontra Pablo Picasso e frequenta gli ambienti delle avanguardie. Il confronto con il Cubismo e con il Surrealismo gli offre nuovi strumenti per scomporre la figura, alterare le proporzioni e costruire immagini in cui la logica del sogno convive con una struttura pittorica rigorosa. Ma questi riferimenti non bastano a spiegare la sua opera: Lam non si limita ad adottare un linguaggio europeo, lo trasforma in funzione di una propria esperienza culturale e storica.

Il ritorno a Cuba nel 1941, dopo molti anni trascorsi all'estero, segna una svolta. L'isola non è soltanto il luogo delle origini ritrovate, ma uno spazio nel quale convivono eredità africane, cultura caraibica e conseguenze della dominazione coloniale. Lam guarda a questo mondo senza cercare una rappresentazione pittoresca dei tropici. Le forme vegetali e le figure ibride diventano strumenti per dare visibilità a una storia complessa, segnata dalla schiavitù, dallo sfruttamento e dalla resistenza culturale. La sua pittura mette in crisi l'immagine esotica di Cuba che uno sguardo esterno potrebbe aspettarsi.

La giungla e il linguaggio della metamorfosi

Il dipinto La giungla (The Jungle, 1943), conservato al Museum of Modern Art di New York, esprime in modo esemplare questa ricerca. Lo spazio è fitto, quasi privo di profondità tradizionale, e popolato da corpi allungati, maschere, arti e forme vegetali che si sovrappongono. Lo sguardo fatica a separare una figura dall'altra: ciò che sembra umano si trasforma in animale o pianta, mentre la vegetazione assume una presenza quasi corporea. I riferimenti alla canna da zucchero richiamano inoltre una storia economica e sociale che impedisce di leggere l'opera come una semplice fantasia tropicale.

Nella produzione di Lam ricorrono teste-maschera, occhi fissi, corna, zoccoli e anatomie composite. Questi elementi non costituiscono un repertorio decorativo da decifrare attraverso equivalenze immediate; acquistano senso attraverso la loro continua trasformazione. Il pittore costruisce un mondo in cui le identità non sono stabili e in cui la superficie del quadro diventa il luogo di un confronto tra culture e memorie. L'effetto può essere insieme seducente e inquietante, perché la bellezza delle forme non cancella la tensione storica che le attraversa.

Disegno, grafica e ceramica

La stessa energia si ritrova nel disegno, dove una linea rapida può far nascere una figura e subito mutarla in qualcos'altro. Lam si dedica anche alla grafica originale e ai libri d'artista, sviluppando il proprio immaginario attraverso procedimenti che richiedono un diverso rapporto tra segno, matrice e superficie. Più tardi lavora alla ceramica ad Albissola Marina, confrontandosi con la materia e con la possibilità di dare presenza fisica alle sue forme. Queste esperienze non rappresentano una deviazione dalla pittura, ma ne prolungano la ricerca in altri linguaggi.

Per comprendere una sua opera su carta è necessario distinguere tra disegno, incisione, litografia, serigrafia e riproduzione, verificando la documentazione della singola edizione. La varietà tecnica accompagna infatti un percorso che ha attraversato luoghi e culture differenti senza perdere coerenza. Lam occupa una posizione decisiva nella storia dell'arte del Novecento proprio perché mostra come la modernità non sia una vicenda esclusivamente europea: nasce anche da migrazioni, scambi e dalla capacità di rielaborare criticamente le proprie radici.

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