DELLA TORRE Enrico - EmporiumArt

DELLA TORRE Enrico

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Una linea sottile può suggerire il corso dell'acqua, una superficie luminosa può conservare il ricordo di un paesaggio e una piccola forma sospesa può evocare il movimento della vegetazione. La pittura di Enrico Della Torre nasce spesso da questa trasformazione dell'esperienza naturale in un linguaggio astratto, capace di coniugare sensibilità poetica e precisione compositiva. Anche quando l'immagine non offre riferimenti figurativi immediati, conserva un rapporto profondo con il mondo osservato e con la memoria dei luoghi.

Da Brera alla definizione di un linguaggio personale

Nato nel 1931 a Pizzighettone, nel Cremonese, Della Torre studia a Milano, diplomandosi al Liceo Artistico di Brera nel 1951 e all'Accademia di Belle Arti nel 1955. La formazione gli permette di coltivare parallelamente pittura, disegno e incisione, senza considerare quest'ultima una disciplina secondaria. Tra i suoi maestri figura Benvenuto Disertori, incisore di grande competenza tecnica, il cui insegnamento contribuisce a consolidare nell'allievo un'attenzione particolare per la qualità del segno. Quando nel 1956 tiene la prima personale alla Galleria dell'Ariete di Milano, presentata da Guido Ballo, espone già pitture e incisioni: una scelta che anticipa la continuità tra questi due ambiti lungo tutta la carriera.

Il confronto con le ricerche informali del dopoguerra lo conduce gradualmente lontano dalla rappresentazione naturalistica. Non si tratta però di cancellare il paesaggio, bensì di trasformarlo. Il territorio attraversato dall'Adda, con le sue rive, la vegetazione e i riflessi sull'acqua, rimane un riferimento interiore: le impressioni raccolte nell'osservazione della natura riemergono come ritmi, intervalli e rapporti tra forme. A partire dalla fine degli anni Cinquanta le composizioni acquistano una crescente essenzialità, mentre il segno si fa più libero e insieme più misurato.

La natura trasformata in ritmo e luce

Nella maturità artistica di Della Torre, spesso ricondotta all'astrazione lirica, il colore e la linea non descrivono più un luogo identificabile, ma ne restituiscono una possibile esperienza sensibile. Le forme sembrano galleggiare su campi luminosi, avvicinarsi o allontanarsi secondo un ordine discreto; il vuoto acquista un peso pari a quello degli elementi dipinti. Questa leggerezza visiva deriva da un lavoro attento sulle proporzioni, sulle distanze e sul ritmo complessivo, non dall'improvvisazione.

La definizione di astrazione lirica aiuta a comprendere la sua posizione: l'opera non dipende da una griglia geometrica immutabile, ma neppure rinuncia alla costruzione. Intuizione e rigore procedono insieme. Anche quando negli anni Ottanta compaiono organizzazioni formali più geometriche, rimane riconoscibile la ricerca di una vibrazione interna dell'immagine, come se ogni linea potesse trattenere una traccia del tempo e della natura.

Incisione e litografia: una ricerca autonoma

La grafica originale è essenziale per comprendere Della Torre. Il premio ottenuto nel 1957 alla Biennale dell'Incisione Italiana Contemporanea di Venezia, nella sezione dedicata alla litografia, dimostra quanto precocemente il lavoro su matrice abbia acquisito un rilievo autonomo. Nelle stampe il segno non è la semplice traduzione in bianco e nero di un dipinto: la resistenza della matrice, la pressione, il rapporto tra parti inchiostrate e superficie della carta introducono problemi espressivi specifici. La litografia offre possibilità legate alla libertà del disegno, mentre i procedimenti calcografici permettono di indagare la profondità e la qualità della linea incisa.

Proprio per la ricchezza di questa produzione, non è corretto attribuire indistintamente a ogni opera su carta una medesima tecnica. La distinzione tra litografia, acquaforte, puntasecca e altri procedimenti deve basarsi sulla catalogazione del singolo esemplare. Un riferimento importante è il Catalogo generale dell'opera grafica 1952–2012, curato da Sandro Parmiggiani e pubblicato da Skira nel 2012, che consente di considerare l'incisione come una parte strutturale, e non marginale, del suo percorso.

Mostre, riconoscimenti e continuità della ricerca

Dopo il Premio San Fedele di Pittura del 1960, Della Torre sviluppa un'attività espositiva che lo porta in Italia e all'estero, mantenendo un rapporto significativo con l'ambiente milanese. Tra i momenti di rilievo figurano la retrospettiva del 1987 alla Neue Pinakothek di Monaco di Baviera e la mostra al PAC di Milano nel 1989. Nel 1999 viene nominato Accademico Nazionale di San Luca; nel 2011 partecipa alla 54ª Biennale di Venezia. Il Catalogo ragionato dell'opera pittorica 1953–2020, pubblicato nel 2022, documenta l'ampiezza e la coerenza della sua attività.

Morto a Teglio nel 2022, Della Torre lascia un'opera nella quale pittura e incisione dialogano continuamente. La sua originalità consiste nell'aver trovato un linguaggio capace di rendere percepibili, senza illustrarli, il movimento dell'acqua, la fragilità della luce e la persistenza della memoria.

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