DALLE CESTE Piero
Nella storia della pittura italiana del Novecento, accanto alle avanguardie e alle sperimentazioni astratte, sopravvive una tradizione figurativa capace di misurarsi con grandi spazi architettonici e con le esigenze del racconto religioso. Piero Dalle Ceste ne è un interprete significativo: pittore di affreschi monumentali, ma anche autore di ritratti, paesaggi e nature morte, ha saputo alternare la solennità delle commissioni ecclesiastiche a una pittura da cavalletto più raccolta, sensibile alla luce e alla vita quotidiana.
L'infanzia e gli anni della formazione
Nato il 1° novembre 1912 a Refrontolo, nel Trevigiano, Dalle Ceste trascorse un’infanzia segnata dalla morte del padre nel 1918 e dalla permanenza in istituti per orfani, prima in Veneto e poi a Torino. Fu proprio in questa città che il suo talento per il disegno trovò un percorso di formazione strutturato. Frequentò la Scuola d’Arte Sacra Enrico Reffo, studiando con Luigi Guglielmino, e proseguì gli studi all’Accademia Albertina di Belle Arti, dove in seguito avrebbe anche insegnato. L’interesse per l’architettura, approfondito attraverso alcuni corsi universitari, contribuì a sviluppare quella particolare attenzione alla relazione tra immagine e edificio che sarebbe diventata decisiva nelle grandi decorazioni murali.
Le prime commissioni e la pittura religiosa
L’arte sacra rappresentò fin dagli esordi uno dei principali campi di attività dell’artista. Tra i primi lavori è ricordata la Madonna del Rosario destinata alla chiesa parrocchiale di Refrontolo, realizzata all’inizio degli anni Trenta. Le commissioni successive lo portarono a confrontarsi con superfici sempre più impegnative: pale d’altare, absidi, presbiteri e cupole richiedevano non soltanto padronanza del disegno, ma anche la capacità di organizzare figure e movimenti in funzione dello spazio e del punto di vista dello spettatore.
Nei suoi cicli decorativi la composizione si sviluppa spesso attraverso diagonali, movimenti ascendenti e gruppi di personaggi collegati dalla luce. Il linguaggio resta chiaramente figurativo e leggibile, ma la costruzione delle scene rivela una preparazione tecnica rigorosa: ogni figura deve trovare posto in un insieme destinato a essere osservato dal basso, a distanza e in condizioni luminose differenti. La decorazione non è dunque un’immagine semplicemente ingrandita, bensì un progetto concepito per dialogare con l’architettura.
Gli affreschi del Piemonte
Uno degli interventi più rappresentativi è la decorazione della cupola del Santuario Nuovo della Madonna dei Fiori a Bra, dedicata all’Incoronazione della Vergine. La scena si articola secondo la geometria della cupola, con la figura mariana al centro di una complessa disposizione di angeli e personaggi; nei pennacchi compaiono figure femminili dell’Antico Testamento, tra cui Eva, Ester, Giuditta e Maria. La distribuzione dei colori, le tonalità calde e il movimento delle figure guidano lo sguardo verso il fulcro della composizione, conferendo unità a uno spazio architettonico articolato.
L’attività di Dalle Ceste si estese a numerosi altri edifici religiosi, soprattutto in Piemonte, tra cui il Santuario di Maria Ausiliatrice e la chiesa di Santa Rita a Torino, la chiesa dell’Assunta a Montanaro e luoghi di culto ad Alba, Alessandria, Asti e Caramagna Piemonte. Accanto all’affresco e alla pittura a olio, affrontò anche mosaici e vetrate istoriate, discipline nelle quali il disegno e la progettazione mantengono un ruolo essenziale. Questa varietà di tecniche risponde a una concezione unitaria dell’ambiente religioso, in cui le immagini contribuiscono a costruire un’esperienza visiva complessiva.
Ritratti, paesaggi e pittura da cavalletto
Lontano dalle grandi superfici murali, l’artista coltivò una produzione più intima, dedicata soprattutto a ritratti femminili e infantili, interni, paesaggi e nature morte. Qui la solennità della decorazione monumentale lascia spazio a un’osservazione più immediata: i volti, gli incarnati e le atmosfere diventano occasioni per modulare la luce e il colore. La sua pittura da cavalletto viene spesso accostata a un realismo di sensibilità post-impressionista, nel quale si avverte anche il legame con la tradizione cromatica veneta.
La figura umana rimane un filo conduttore tra i due ambiti. Negli affreschi partecipa a un racconto collettivo, mentre nei ritratti acquista un’identità individuale, restituita attraverso il disegno e le sfumature tonali. Pur essendo documentata soprattutto per la pittura, la sua attività non consente di presentare incisioni o litografie come un settore centrale senza riscontri relativi alle singole opere: anche in questo caso è necessario distinguere tra disegno originale e stampa.
Il riconoscimento e l'eredità artistica
Nel 1967 Dalle Ceste ricevette il Premio Camera di Commercio di Alessandria per La Maddalena; due anni dopo, nel 1969, tenne la sua prima mostra personale presso la Galleria d’Arte dell’Associazione Piemonte Artistico e Culturale di Torino. L’esposizione offrì l’occasione di considerare autonomamente una produzione che il pubblico conosceva soprattutto attraverso le commissioni ecclesiastiche. Morì a Torino nel 1974, lasciando un patrimonio artistico distribuito tra chiese, santuari e collezioni private. La sua opera testimonia la vitalità di una pittura figurativa capace di mantenere, anche nel pieno del Novecento, un rapporto diretto con la tradizione del grande affresco e con la sensibilità del ritratto.
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