Pittore

Enrico Baj

Italia, 1924 - 2003

Enrico Baj OPERE


ENRICO BAJ BIOGRAFIA


Gilberto Zorio artista

Enrico Baj nasce a Milano il 31 ottobre 1924 e cresce in una famiglia di tecnici: i genitori Angelo Baj e Maria Luisa Rastelli sono ingegneri, e la madre si distingue come una delle prime donne laureate al Politecnico di Milano. Baj frequenta il Liceo Ginnasio Giovanni Berchet e poi si iscrive a Medicina all’Università degli Studi di Milano, ma dopo la guerra cambia percorso: ha scelto Giurisprudenza, ha completato gli studi e ha lavorato anche come avvocato, mentre in parallelo ha seguito l’Accademia di Brera, costruendo una formazione artistica solida e irregolare, già aperta alla sperimentazione. Nel 1951 ha tenuto la prima personale alla Galleria San Fedele di Milano e nello stesso anno ha fondato con Sergio Dangelo il Movimento Nucleare, che mette al centro l’idea di una realtà “disintegrata” dall’era atomica e dalla tecnologia. Nel 1953, insieme ad Asger Jorn, ha fondato il Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista, in polemica con la razionalità programmatica della Scuola di Ulm; nel 1954 i due hanno dato vita agli Incontri internazionali della ceramica ad Albissola Marina presso le Ceramiche Mazzotti, coinvolgendo artisti come Lucio Fontana ed esponenti dell’avanguardia europea. Negli anni Cinquanta Baj collabora con riviste come Il Gesto, Boa e Phases e intensifica i contatti con poeti e intellettuali: ha dialogato con André Breton, Marcel Duchamp, Raymond Queneau, Edoardo Sanguineti, Umberto Eco e altri, e ha realizzato anche illustrazioni per edizioni di testi classici e moderni. Nel 1957 ha firmato il manifesto Contro lo stile e ha esposto a Londra (Gallery One), mentre nel 1959 ha aderito al Manifeste de Naples. Nel 1962 ha partecipato a New York a The Art of Assemblage, occasione in cui ha conosciuto Duchamp; tra 1963 e 1966 ha vissuto a lungo a Parigi ed è entrato nel Collège de ’Pataphysique. Nel 1964 ha ottenuto una sala personale alla Biennale di Venezia e ha esposto anche alla Triennale di Milano, consolidando una reputazione internazionale. Accanto all’arte, Baj ha coltivato la scrittura e ha pubblicato libri come Patafisica e Automitobiografia, oltre a testi divulgativi e polemici sull’arte. La sua ricerca resta legata a un’idea di libertà (“Imagino ergo sum”) e a una critica continua della società dell’apparenza: per questo usa materiali quotidiani e “impuri” come stoffe, legno, plastica e perfino tubi idraulici. Baj muore a Vergiate il 16 giugno 2003.
Nel 2025 è stata inaugurata una sala al Museo del ’900 di Milano con alcune sue opere, e l’archivio è stato conservato presso l’Archivio del ’900 del Mart di Rovereto, segno di una presenza pubblica che oggi resta viva e studiata.

Le opere di Enrico Baj mettono in scena un mondo grottesco e lucidissimo, costruito con collage, intarsi, dripping e assemblaggi polimaterici. Tra le serie più note spiccano i Generali e le Dame, figure caricaturali che trasformano uniformi, galloni e decorazioni in una satira feroce del potere e del conformismo; a queste si affiancano Parate, Specchi, Mobili e Meccano, dove oggetti d’uso comune diventano dispositivi poetici e critici. Nel ciclo delle Modificazioni (1959-1960) Baj unisce tecniche e materiali in un’unica superficie, mentre nelle Cravatte di plastica (1967-1968) la plastica diventa simbolo sociale e ironico “marchio” della modernità. L’opera monumentale I funerali dell’anarchico Pinelli (1972) assume un impianto quasi teatrale e, con il suo corteo di figure, diventa un monito civile contro sopruso e violenza. L’installazione Apocalisse (1978-1979) presenta una folla di sagome beffarde e creature demoniache, confermando la vocazione scenografica dell’artista. Nel tempo Baj sviluppa anche Manichini, Maschere tribali, sculture idrauliche, Totem e piccoli ritratti come i Guermantes, fino a cicli tardi come le Storie di Gilgamesh. Accanto a pittura e scultura, la produzione grafica è centrale: Baj realizza litografie, serigrafie e acqueforti, oltre a numerose illustrazioni per libri, che ampliano la sua iconografia e rendono accessibile il suo immaginario anche in tirature d’autore.

Enrico Baj quotazioni

Le quotazioni di Enrico Baj variano molto in base a periodo, dimensioni, qualità dei materiali, provenienza e presenza di certificazioni (fondamentali, soprattutto per i polimaterici). In generale, i dipinti e gli assemblaggi su tela o tavola (specialmente se legati a cicli storici come Generali e lavori degli anni Cinquanta-Sessanta) presentano spesso valori in asta che vanno da decine di migliaia fino a oltre 100.000 euro per esemplari di grande formato o particolarmente iconici. Le sculture e le opere tridimensionali (incluse ceramiche e lavori plastici) si collocano più frequentemente tra 3.000 e 30.000 euro, con oscillazioni ampie per rarità e complessità. I disegni su carta si muovono spesso tra 500 e 5.000 euro, soprattutto se firmati e ben datati. Nel settore della grafica d’autore, le litografie firmate e numerate si incontrano comunemente tra 150 e 800 euro, le serigrafie tra 200 e 1.000 euro, mentre le acqueforti possono andare indicativamente da 200 a 1.200 euro, con incrementi in presenza di tirature basse e ottimo stato di conservazione: sono dati utili per orientarsi, ma ogni stima richiede sempre un confronto puntuale con mercato e condizioni dell’opera.

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