CASTELLANI Enrico

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Enrico Castellani (Castelmassa, 1930 – Viterbo, 2017) è stato uno dei protagonisti fondamentali dell'arte italiana del secondo Novecento. Insieme a Piero Manzoni ha contribuito alla nascita della rivista e della galleria Azimuth, partecipando al rinnovamento dell'arte europea attraverso il dialogo con il gruppo ZERO. La sua ricerca si distingue per le celebri Superfici estroflesse, tele monocrome trasformate attraverso strutture poste dietro il supporto. Rilievi e avvallamenti modificano la superficie, creando variazioni di luce e ombra. Castellani ha superato la concezione tradizionale della pittura, trasformando la tela in un organismo spaziale. La sua produzione comprende inoltre disegni, opere grafiche e interventi ambientali.

La formazione

Enrico Castellani nasce a Castelmassa, in provincia di Rovigo, il 4 agosto 1930.

Nel 1952 si trasferisce a Bruxelles.

Frequenta corsi di pittura e scultura all'Académie des Beaux-Arts.

Nel 1956 consegue il diploma in architettura presso l'École Nationale Supérieure de la Cambre.

La formazione architettonica contribuisce alla definizione della sua ricerca.

L'attenzione alla struttura, allo spazio e alla relazione tra superficie e volume diventa fondamentale.

Il ritorno a Milano

Dopo gli studi Castellani torna a Milano.

Lavora in uno studio di architettura fino al 1963.

Parallelamente sviluppa una ricerca artistica sempre più autonoma.

Il contesto milanese è attraversato dalle esperienze dello Spazialismo e dalle sperimentazioni di Lucio Fontana.

Castellani si interessa alla possibilità di superare la pittura come semplice rappresentazione.

L'incontro con Piero Manzoni

Alla fine degli anni Cinquanta Castellani entra in rapporto con Piero Manzoni.

I due artisti condividono l'interesse per una radicale trasformazione del linguaggio pittorico.

Il confronto riguarda soprattutto il superamento della composizione tradizionale.

L'opera non deve necessariamente rappresentare un soggetto.

Può esistere come struttura autonoma.

Azimuth

Nel 1959 Castellani e Manzoni fondano la rivista Azimuth.

Il progetto editoriale diventa uno spazio di confronto tra artisti impegnati nel rinnovamento delle arti visive.

Nello stesso periodo nasce la Galleria Azimut a Milano.

Lo spazio ospita esposizioni e iniziative dedicate alle ricerche più innovative.

Nel 1960 Castellani vi tiene la prima mostra personale.

L'esperienza contribuisce a collegare la scena milanese alle avanguardie europee.

La prima superficie a rilievo

Nel 1959 Castellani realizza la prima superficie a rilievo.

L'artista interviene sul retro della tela attraverso elementi che modificano la tensione del supporto.

La superficie presenta protuberanze e avvallamenti.

La luce produce variazioni continue.

L'opera non è più soltanto un'immagine dipinta.

Diventa una struttura tridimensionale.

Le estroflessioni

Le estroflessioni costituiscono il linguaggio più riconoscibile di Castellani.

La tela viene tesa su una struttura preparata in modo da produrre rilievi regolari.

Il procedimento permette di costruire sequenze ritmiche.

La superficie monocroma accentua l'importanza delle variazioni luminose.

Il bianco è particolarmente significativo, ma l'artista utilizza anche altri colori.

La composizione nasce dal rapporto tra struttura fisica e percezione.

Luce e spazio

Nelle opere di Castellani la luce non viene rappresentata attraverso la pittura.

Agisce direttamente sulla superficie.

Le protuberanze producono ombre che cambiano secondo l'illuminazione e la posizione dello spettatore.

L'immagine appare quindi variabile.

La tela diventa uno spazio attivo.

Il rapporto tra opera e ambiente assume un ruolo fondamentale.

Il monocromo

Il monocromo permette di concentrare l'attenzione sulla struttura.

La riduzione del colore non comporta una perdita di complessità.

Al contrario, rende più evidenti le variazioni prodotte dalla luce.

La superficie può apparire uniforme a distanza, ma rivela un'articolazione complessa quando viene osservata da vicino.

Il gruppo ZERO

Castellani partecipa alle esperienze internazionali legate al gruppo ZERO.

Il movimento riunisce artisti interessati a un nuovo rapporto tra luce, spazio e materiali.

Nel 1960 partecipa alla mostra Monochrome Malerei a Leverkusen.

Nel 1962 espone alla rassegna Nul dello Stedelijk Museum di Amsterdam.

Queste esperienze contribuiscono alla diffusione internazionale della sua ricerca.

La Biennale di Venezia

Nel 1964 Castellani partecipa alla Biennale di Venezia.

Nel 1966 presenta una sala personale e riceve il Premio Gollin.

Il riconoscimento conferma la centralità della sua ricerca nel panorama artistico italiano.

The Responsive Eye

Nel 1965 una grande Superficie bianca viene presentata al Museum of Modern Art di New York nella mostra The Responsive Eye.

L'esposizione rappresenta un momento importante nella storia delle ricerche percettive internazionali.

La presenza di Castellani testimonia l'interesse suscitato dalle sue superfici.

Le opere vengono interpretate nel contesto delle nuove sperimentazioni sulla visione.

Gli ambienti

Accanto alle tele, Castellani sviluppa anche interventi ambientali.

Nel 1967 realizza un'opera per la mostra Lo spazio dell'immagine a Foligno.

Il progetto amplia il rapporto tra superficie e spazio.

L'opera non viene più percepita soltanto frontalmente.

Coinvolge direttamente l'ambiente.

Una successiva versione viene presentata a Roma nel 1970.

Le opere grafiche

La produzione comprende anche opere su carta e grafiche originali.

Il problema del ritmo e della struttura rimane centrale.

Il linguaggio delle superfici viene affrontato attraverso mezzi differenti.

Le opere grafiche testimoniano la continuità della ricerca, pur richiedendo una valutazione specifica delle tecniche e dei procedimenti utilizzati.

Il riconoscimento internazionale

Nel corso della carriera Castellani espone in importanti musei e gallerie.

Tra le istituzioni che presentano la sua ricerca figurano la Fondazione Prada, Kettle's Yard e il Museo Pushkin.

Nel 2010 riceve il Praemium Imperiale per la pittura.

Il riconoscimento conferma il ruolo internazionale della sua opera.

L'eredità artistica

Enrico Castellani muore a Viterbo il 1° dicembre 2017.

La sua ricerca ha trasformato radicalmente il concetto di superficie pittorica.

Attraverso le estroflessioni ha dimostrato che la luce e lo spazio possono diventare elementi costitutivi dell'opera.

Le sue superfici rappresentano uno dei contributi più importanti dell'arte italiana alle sperimentazioni internazionali del secondo Novecento.

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