Il linguaggio universale di Marcello Morandini

Il 2 ottobre a Varese è stata inaugurata la sede della Fondazione Marcello Morandini. Nata nel 2016 con l’obiettivo di realizzare un museo dedicato alle opere dell’artista, la Fondazione ha anche l’intento di promuovere la conoscenza della cosiddetta Arte esatta, così come teorizzata dal critico Marco Meneguzzo, che ricomprende in sé l'Arte Concreta, Cinetica, Programmata e Optical.

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La sede è una villa liberty dei primi del Novecento che è stata restaurata nel corso di quattro anni di lavori grazie alla generosa donazione di due collezionisti americani e trasformata in uno spazio museale di oltre 930 metri quadrati suddivisi su quattro piani più un grande parco di 3.300 metri quadrati con alberi secolari e piante esotiche. 

Il primo piano ospita uno spazio per laboratori per bambini, una sala conferenze e una mostra di multipli. Il secondo piano è destinato alle mostre temporanee internazionali, incentrate soprattutto sull’Arte Concreta e Costruttivista; al terzo piano è allestita una collezione permanente delle opere di Morandi e una sala per concerti mentre il quarto piano ospita lo studio dell’artista, gli uffici e l’archivio della Fondazione. 

Nel giardino è stata poi collocata un’installazione dell’artista intitolata Una storia d'amore: anelli bianchi di varie dimensioni realizzati in metallo scatolato e verniciati a polvere, che circondano i tronchi degli alberi.

Nato a Mantova nel 1940, ma varesino di adozione, la vicenda artistica di Marcello Morandini inizia nei primi anni '60 ed ha come punti di riferimento Bruno Munari e Franco Crignani

Terminata la Scuola d'Arte di Brera, inizia a lavorare nello studio grafico di Angelo Franzoni dove Paolo Scheggi e Getulio Alviani notano i suoi primi lavori.

Dal 1964 inizia ad esporre in varie gallerie fino ad approdare nel 1968 alla Biennale di Venezia. Era l'anno delle grandi contestazioni a cui parteciparono in diversa misura i suoi colleghi, da Novelli che girava i suoi quadri verso il muro a Vedova in testa ai cortei con gli studenti. Morandini, che insieme a Gianni Colombo, era il più giovane tra i partecipanti e contrario ad ogni tipo di violenza, continuò ad allestire e a dichiararsi estraneo a quel clima di conflitti e tensioni e al termine della Biennale decise di lasciare l'Italia.

Iniziò quindi un periodo di fortunate collaborazioni artistiche internazionali che lo portano dalla Svizzera e dalla Germania fino al Giappone e alla Malesia.

Questa lunga e appassionata ricerca della bellezza attraverso la semplicità del linguaggio geometrico lo ha infine ricondotto in Italia e ha trovato la sua piena espressione nelle sale della Fondazione, pensata non solo come museo ma anche come uno spazio nuovo per la città, aperto a tutti, accessibile e inclusivo. 


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